La minaccia di deportazione di Mohamed A.

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Dal mese di ottobre 2016, Mohamed A. si trova in stato di detenzione amministrativa nella stazione di polizia di Lesbo, come candidato per la deportazione, in quanto è stata respinta la sua richiesta di asilo politico. Dal 13 dicembre 2016 è in sciopero della fame, per la cancellazione della deportazione e l’ottenimento dell’asilo politico.

La sua salute negli ultimi giorni è costantemente deteriorata e il 10 gennaio è stato trasferito all’ospedale di Vostaneio a Mitilene, dove i medici hanno ritenuto necessaria la sua ospedalizzazione. Riportato in caserma per prendere le sue cose, con l’assicurazione da parte della polizia che lo avrebbero scortato di nuovo in ospedale, è stato invece tenuto in stato di detenzione, comunicandogli che lo avrebbero accompagnato la mattina seguente. Il giorno dopo, condotto in ospedale, sono riusciti a estorcere il suo consenso a non farsi ricoverare, con la menzogna che il suo caso sarebbe stato ridiscusso e sarebbe stato portato ad Atene nei prossimi giorni. Giovedi 12 gennaio il comandante della Direzione di Polizia di Lesvos ha annunciato la sua espulsione verso la Turchia, attraverso le famose procedure di riammissione EU-Turchia. Grazie alle pressioni dei solidali e di alcuni avvocati Mohamed è stato ricoverato in ospedale, dove gli è stato praticata una terapia per i sintomi da esaurimento fisico (vertigini, svenimenti, visione sfocata). Il suo ricovero in ospedale alla fine ha portato alla cancellazione della sua espulsione verso la Turchia che, purtroppo, non è stata applicata per i 10 migranti deportati in Turchia quella stessa mattina. Mentre Mohamed è ancora in ospedale, le autorità stanno facendo pressione sui medici per firmare le sue dimissioni dall’ospedale al fine di procedere con la sua espulsione. Le autorità hanno anche vietato ai solidali di visitare Mohamed, in completa violazione delle norme e dei regolamenti dell’ospedale.

Con il tentativo di espellere un immigrato al suo 32° giorno di sciopero della fame, lo Stato e i suoi agenti compiono un nuovo passo in avanti nel totalitarismo, dal momento che nulla di simile è mai accaduto in passato, per l’ovvia ragione che la vita di quest’uomo è in pericolo . Questi sono i meccanismi dello stesso Stato che imprigiona un bambino di 6 anni per vendicarsi contro i suoi genitori, vieta le manifestazioni presso le università pubbliche e tortura ogni giorno migliaia di immigrati nei centri di detenzione fino alla loro espulsione finale. Uno stato che ha il potere di decidere sulla vita e la morte di coloro che non sono più utili, coloro che sono “di troppo”, coloro che resistono.

Esprimiamo la nostra solidarietà a tutti coloro i quali sono sottoposti alla violenza della segregazione, del razzismo e dello sfruttamento. La nostra solidarietà va alle centinaia di persone migranti che sono state già deportate e alle migliaia che rimangono prigioniere all’interno dei centri di detenzione, di isolamento e deportazione. La nostra solidarietà è con coloro che lottano quotidianamente contro la svalutazione delle vite umane.

Solidarietà con Mohamed A. in sciopero della fame

Immediata accettazione delle sue richieste.

Fermare tutte le deportazioni.

Musaferat, 13 gennaio 2017